Breve guida turistica di Alsa

Non troppo defilata, al termine di quel breve tratto di strada, mediamente di buona qualità, che da Los Angeles (California) arriva alle sponde occidentali del Mar Nero, sorge la città di Alsa. Da quando ne hanno memoria, i suoi abitanti, cui l’incuria degli esseri umani per le cose inutili ha fatto si che non gli si desse nè un nome nè un numero, vivono nel costante rimorso di trovarsi in una città dalle infinite potenzialità commerciali sulla carta. E soltanto sulla carta, perché in realtà la città di Alsa esiste solo sulla carta. O sarebbe corretto dire “su una carta”.

Fu sempre l’incuria, stavolta di un singolo essere umano, a far si che, nel riporre alcune cose inutili in fondo a una soffitta, una pesante cassa venisse scaraventata  proprio sopra un gran planisfero da parete spiegazzato finendo per definire delle lunghe e inesorabili pieghe e inventare così una nuova geografia fisica e una storia dell’umanità forse più schizzofrenica di quella reale.  Accadde così che il pesante creatore laccato, salvasse del mondo a noi conosciuto solo l’inizio di Albuquerque e la fine di Odessa.

In pochi ad Alsa puntano sul turismo, fu la prima cosa chiara appena misi piede in città. Ai piedi di una scalinata sul molo, malamente tagliata, potete trrovare un ristorantino che serve pesce. La guida lonely planet non lo segnala (così come non segnala Alsa per intero) e del resto neanche io mi sentirei  di consigliarvelo, se non per quella miniera di storie che è  il proprietario Johnitri. Sia chiaro: ogni parola che vi dirà è una balla, ma vi verrà raccontata con un trasporto e una accuratezza tali da farvi capire finalmente quanto la realtà sia sopravvalutata. “Sappiamo tutti di non essere reali, qui ad Alsa”, dice, “ma che dovremmo fare, smettere di esistere? Non mi sembra il caso”.

Gli dico che vengo dall’Italia, lui alza l’unico sopracciglio che gli rimane e… “mai sentita nominare”, sentenzia. Si dispiace per il mio stupore e tenta di riparare all’offesa di avermi negato una patria (ad Alsa sono molto sensibili all’argomento) aggiungendo subito: “Certo certo, magari è uno di quei paesi nella parte nascosta del Mondo”. Qui ad Alsa ci credono tutti a questa storia della parte nascosta e del resto, mi conferma Johnitri, è la spiegazione più logica per tutte quelle cose che succedono da queste parti.

Di tanto in tanto, qui dalle sponde del  Mar Nero si sente una specie di splash al contrario ed ecco che più o meno in lontananza vediamo emergere dall’acqua ora una nave sgangherata, ora un telefonino che sta ancora suonando, ora un uomo dall’aria triste. “Loro sono i più strani”, vi dirà il nostro oste di fiducia. “Dicono che ci sia una parte nascosta nel mondo. Una parte a testa in giù. Dicono anche che nella parte nascosta alcuni uomini diventino così tristi da pensare di buttarsi da uno dei loro ponti alti giù nel fiume.  Quando li ripeschiamo sono ancora tristi e non parlano. Offro loro un bicchiere di Codka, e finisce che la tristezza non passa ma almeno ci raccontano come cazzo sono finiti da queste parti”.

Suona il telefono, l’oste mi guarda e prima di allontanarsi, dice: “Credimi. Voi della parte nascosta siete davvero fuori dal mondo”.

Mi dispiace che il turismo, almeno quello più intelligente, ignori Alsa a tal punto da considerala solo come una folle curiosità schiacciata sotto un baule in una soffitta di una non meglio identificata casa di periferia.

Ho conosciuto uno di quegli uomini tristi, un francese riapparso fra le onde alcuni mesi prima. Era stranamente ancora zuppo e maleodornate (un francese, direbbe qualcuno). “Se solo non ci ostinassimo a credere a quel fattaccio che il mondo è uguale all’insieme delle cose che succedono”, mi dice con un po’ di disappunto, “qui ad Alsa gli alberghi non farebbero la fame”.

Se capitate in zona, vale una visita!

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