Favola delle Venezie

“Oggi è il 34 Dicembre”, diceva Corto Maltese a Bocca Dorata. “Qui a Venezia gli anni sono sempre un po’ più lunghi”, rispondeva lei nella prima pagina di Corte Sconta detta Arcana, finendo per creare uno dei più belli incipit della letteratura italiana.

Quando lascio la terra per l’acqua della Laguna è il 15 Agosto; arrivo a Venezia e non lo so più. E’ Estate, sicuro. Ma forse è ieri, forse domani. Magari è l’estate del ’77, del primo viaggio dei miei genitori, o l’estate di un viaggio che devo ancora fare.
La Corte Sconta che dà il titolo all’opera di Hugo Pratt è un cortiletto nascosto, da qualche parte dove la massa rumorosa dei turisti si perde in piccole gocce silenziose. Credo di aver capito dove si trova, ho anche una mappa. Ma le mappe, a Venezia, sono solo scherzi. Qui la geometria degli Uomini ha avuto secoli di tempo per inventare nuove regole: ora è terra, ora è acqua, e ciò che è un ingresso non è detto sia anche una buona uscita. Salgo da Santa Maria Formosa verso Campo dei Santi Giovanni e Paolo, passando per la Corte di un libraio che vi ha appena nascosto una copia di ogni libro proibito, aspettando il giorno in cui l’umanità farà pace con i propri pensieri. Arrivo a Santa Maria dei Miracoli e il miracolo è vedere me in bici, a dieci anni, per le strade di Caucana (tutta la strada dei miei giochi adesso è un ponticello di pochi metri). Attraverso quel ponticello ed eccomi a Trieste, il giorno prima. Anche se Trieste è sempre da qualche parte nell’800, dalle parti di Vienna o di Budapest. Dietro l’angolo c’è Bassano, minacciata da una pioggia pesante come la storia che è passata dalle sue montagne, poi subito Treviso, pochi giorni dopo, appena prima di riprendere l’aereo. Sono fermo a inquadrare la geometria dei portici, la processione delle colonne che mi ricorda un pentagramma, quando una risata non troppo lontana mi dice che devo aspettare ancora qualche secondo. Passa di corsa una bambina. Insieme abbiamo scritto la musica.
Credo di averla trovata alla fine, la Corte Sconta. Ma la dicono Arcana, e non si fa fotografare. E’ un gioiello chiuso dietro un portone di ferro pieno, fra un negozio di souvenir e uno snack bar. Nella mia favola delle Venezie però la porta è aperta. Bocca Dorata mi offre un bicchierino di Rosolio e mi svela un segreto. Inizia ricordandomi che ho fatto una promessa: non è oggi che vedrò Venezia di notte.
Il battello mi posa sulla terra ferma il pomeriggio del 15 Agosto 2015, un po’ prima che il sole tramonti.

 

 

 

Recent Posts

Archives

gigiadmin Written by:

Comments are closed.