Non capisco, ma corro lo stesso

Se ho capito una cosa di me (e forse ho capito solo quella) è che ho i miei tempi. Non cercate di trovare profondità; è più lapalissiano di quanto sembri: le cose nella mia testa vanno a velocità incostanti, dal sonno alla frenesia in tre secondi netti. Così rimetto mano a questo diario a quasi mezzo anno dall’ultimo post, così riprendo queste foto fatte a Pasqua quando ormai è quasi Pentecoste.

Scicli dista dieci chilometri in linea d’aria da casa mia, trenta  chilometri per chi invece non vola in linea retta. Se non l’avete mai visitato siete semplicemente da denunciare alle autorità competenti. Ancora più da denuncia sono le persone come il sottoscritto che, per la prima volta in trent’anni di esistenza (dieci, in linea d’aria) solo ora ha assistito alla festa pasquale “del Gioia”.

A quanto ho capito, il concetto è tanto semplice da diventare incomprensibile se giochi al fine teologo: siccome non capita molto spesso di risorgere dalla morte, può essere che se ci riesci poi sei felice. Così Cristo, qui nella forma di una statua a motore umano, balla, corre, ruota su se stesso, cambia direzione per il semplice motivo che fino a pochi seccondi prima non poteva, adesso può. Si piega in mezzo alla folla che lo saluta e di rimando la travolge. Così, trovandomi all’improvviso tirato un metro e mezzo più giù dell’abituale posizione dei miei occhi, accertato di non aver distrutto la macchina fotografica, mi ritrovo a pensare quanto sia bella la religione, se la guardi al netto della religione. Questo Gesù, che adesso corre a salutare gli amici carcerati e passa per un inchino alle ragazze del bordello (nè il carcere, nè il casino sono più al loro posto, ma se vogliamo essere pignoli quello non è neanche il vero Gesù, è una staua…), questo Gesù, da l’impressione di essere pazzo di stupore: sto fatto della resurrezione ha funzionato davvero. Forse non lo capisce neanche troppo, ma chi se ne frega: è gioia.

Recent Posts

Archives

gigiadmin Written by:

Comments are closed.